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La copertina del mio primo romanzo ha avuto l’onore di essere stata creata da quell’artista incantevole che è Federica Madonna, vera artista e tatuatrice senza limiti. Per gioire delle sue creazioni, seguila su Instagram, federicamadonnatattoos


Questo romanzo nasce da idee accelerate e confuse che arrivarono nella mia testa tra il lontano 2012 e il 2016, circa. All’epoca, vivevo turbolente crisi di pensiero che, spesso, mi portavano a fare introspezione e a coltivare dei dubbi esistenziali nelle circostanze più disparate. Una volta, ad esempio, ricordo di aver interrogato una graziosa signora sull’ottantina mentre aspettavo il mio turno alle poste. Alla mia domanda, “Cos’è per lei la felicità?” lei mi fissò con i suoi occhi azzurri per qualche secondo, aggrottò le sopracciglia, prese fiato e rispose “Come signorina? Mi scusi ma non sento molto bene da quest’orecchio”. Un’altra volta, mentre accudivo un bambino di sette anni, durante uno dei miei innumerevoli incarichi precari -altrimenti chiamati “lavoretti”- decisi di coinvolgere l’infante in un gioco sensoriale nel quale bisognava abbracciare un albero in un parco. Quando il settenne, con sguardo tra il disgusto e l’interrogativo, mi indicò la resina del pino chiedendomi perchè mai avrebbe dovuto strusciarsi in quel “vomito vegetale”, decisi che era giunto il momento. Sì, era giunto il momento di gridare al mondo che, se le cose fossero continuate in quel modo, mi sarei estinta volontariamente. E quando parlo di estinzione parlo di sparizione dell’anima, del cuore, di quella parte profonda e immacolata che alberga in ognuno di noi e che, oggigiorno, abbiamo sommerso con la melma del progresso. Tuttavia, nel 2017 intercettai, non so come, un barlume di forza e intraprendenza dentro di me e qualcosa di davvero sorprendente accadde. Presa ancora dalle mie paturnie turbo-diesel, decisi di fare un biglietto solo andata per il Brasile, decisione premeditata il tempo di un caffè e ponderata durante l’intervallo pubblicitario di “Un posto al sole”. Così, viaggiai da sola per sei mesi per il Sud America realizzando il mio più grande sogno nel cassetto. Durante questa folle avventura, l’universo spruzzò un po’ di polverina magica sul mio cammino e, col vento in poppa e un incantesimo che pendeva sulla mia testa, incontrai persone e cose che altro non erano che segni sulla mappa del mio universo. Così, inseguendo segnali inconfondibili e barlumi della mia coscienza tornai in Italia e cominciai a riempire quelle pagine lasciate a metà anni prima.

E, siccome la scelta del Brasile non è casuale, due righe le merita anche la spiegazione del perché abbia scelto proprio quel paese e non un altro dell’America Latina. Facendo un piccolo flashback, l’anno prima del famoso biglietto solo andata, raggiunsi a Rio de Janeiro la mia cara amica Martina Caironi. Già sentito parlare di lei, vero? E certo! E’ la campionessa paralimpica di Londra 2012 e Rio 2016, nonchè dententrice in carica del record mondiale di 100 metri piani e salto in lungo, un mostro insomma. Un mostro biondo e con gli occhi azzurri, proprio un bel mostriciattolo. Se non fosse stato per lei e per le Paralimpiadi di Rio del 2016, forse, non mi sarei mai innamorata perdutamente e irreversibilmente di quel paese e, quasi sicuramente, non ci sarei mai tornata l’anno successivo da sola. Io, Martina e il Sud America siamo un triangolo così affiatato che durante il mio famoso viaggio con lo zaino in spalla, lei mi raggiunse in Argentina per due settimane per passare insieme il Natale e gironzolare un po’ senza bussola nè piani. Questo blog è nato allora, in quei fatidici giorni di vagabondaggio selvaggio sotto il cielo dell’emisfero sud. E, sempre Martina, ha scritto la prefazione al mio romanzo. In fin dei conti, non poteva essere nessun altro. Solo per voi visitatori tenaci, allego qui in basso il file della prefazione della Caironi, vediamo se riesce a stuzzicare la vostra curiosità e convincervi a leggere la storia di Alice e Penelope, le due protagoniste. “La mia estinzione” è una favola filosofica, un romanzo sociale e di formazione, è la storia bizzarra e coraggiosa di due amiche. La prima scompare misteriosamente e si perde in un mondo di sogni e visioni, la seconda, mettendosi sulle tracce dell’amica scomparsa, finisce in Sud America.

Questa è la storia di tutti e di ogni cosa. Non è né un romanzo né un’autobiografia, potrebbe essere un manifesto ma, probabilmente, non è e basta. Non importa cos’è perché è un regalo al mondo intero e, se sei qui, forse sei la persona giusta al momento giusto per me. Lungo la lettura di questo libro la tua coscienza cambierà un po’ insieme a quella della protagonista, è un viaggio per te e per la tua rivoluzione.

«Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti» (2, 7 – 17)

Tra le stelle e le varie lune, tra pianeti sconosciuti e polveri cosmiche uno strano flusso, spaventoso e rassicurante allo stesso tempo, cangiante agli occhi di chi lo guarda, si muove, striscia e vola accarezzando il cosmo e tutti i suoi figliocci appena nati. Giunge da un posto lontano, precisamente dal punto dove ebbe inizio ogni cosa, dove nacque il primo pensiero, si accese la prima stella e dal silenzio si formò la materia. Era un’energia vigorosa che arrivò qui sulla Terra miliardi di anni fa e, forse, non se ne andò più via. Quando Alice lo vide per la prima volta stava bevendo un frappè alla finestra del salone di casa sua a Bologna, era una notte stellata e la luna era bella e piena. La notte giusta per una magia. Una penna nuova di zecca se ne stava impaziente tra le sue dita incapaci di far scivolare inchiostro su quella pagina bianca, tutto il corpo di Alice era fermo e immobile, paralizzato dalla rincorsa di pensieri fugaci. Sguardo concentrato, mani calde che accarezzavano il bicchiere e pelle scura che trasudava estate e turbolenze. Era da ore, ormai, che tutta la sua mente era impegnata in uno sforzo abnorme, voleva delle risposte, era lì che tendeva all’infinito cercando di acchiappare grandi piccole verità. Ma niente, tutti i suoi sforzi sembravano vani e i suoi pensieri ripiegarsi su se stessi. Questi grandi turbamenti esistenziali la coglievano spesso di sera o, comunque, quando era molto stanca e avvilita. Era sempre difficile uscirne e quando finalmente ce la faceva era più stanca di prima.

Un salotto come tanti in via Broccaindosso, in una casa come le altre in una città come ce ne sono milioni nel mondo. Alice era una ragazza come tante con pensieri sicuramente già pensati da qualcun altro. Pensieri che si disperdevano nel vuoto intorno a lei, pensieri inutili. Un’epoca dolorosa, forse anche questa una tra tante, futuro incerto, crisi esistenziali e generazionali. Crisi di valori e guerre sante, guerre economiche, guerre di civiltà e guerre interiori. Eccola lì, affacciata alla finestra, che osserva con sguardo scrutatore quei portici colorati sotto i quali fiumi di persone ogni giorno fluttuano leggere, con le proprie idee ben nascoste nelle tasche e un gran bel corpo pronto all’esibizione terrestre. Bologna è una madre e anche una grande meretrice, pensava; ti allatta e ti vizia dandoti tutto quello di cui pensi aver bisogno e, allo stesso tempo, ti incastra e ti tenta stringendoti tra le sue provocazioni. Fa ristagnare l’energia e ti soffoca. I portici sono un po’ così, un po’ seni e un po’ cosce, una trappola in ogni caso. Insomma, guardando fuori dalla finestra iniziò a pensare che, alla fine, cadendo giù in strada non avrebbe provato tutto questo grande dolore e che, in fin dei conti, avrebbe potuto fare un tentativo.

Per acquistare il libro:

https://www.ibs.it/mia-estinzione-ebook-valentina-laudadio/e/9788835364177





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