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Traduzione dell’articolo pubblicato sul blog spagnolo Contramutis il 19/11/2020 e scritto da Cristina Martínez Benítez de Lugo.

Hayat Daiya, bambina di 12 anni detenuta dalla polizia marocchina

Ci sono una bambina di dodici anni e altri minori tra le vittime della repressione marocchina nel Sahara Occidentale.
Il popolo saharawi dei territori occupati chiede alla Croce Rossa Internazionale di intervenire urgentemente affinché il Marocco rispetti la Quarta Convenzione di Ginevra sulla protezione dei civili in tempi di guerr
“El Aayun sta andando a fuoco” mi commenta al telefono un residente della citta occupata, capitale del Sahara Occidentale.
La repressione arbitaria e violenta dei civili saharawi è una costante in questa regione. Tuttavia, dall’inizio della guerra scoppiata il 13 novembre con la violazione del cessate il fuoco da parte del Marocco nella zona liberata de El Guerguerat, le forze di occupazione sono letteralmente fuori controllo. Entrano di casa in casa assaltando, violentando chi vi abita e cercando le loro prede.
E’ impressionante notare quanto sono aumentate le dotazioni militari della polizia; i quartieri di El Aayun straripano di automobili delle forze di occupazione. Le città del Sahara Occidentale stanno vivendo momenti drammatici e l’insicurezza è totale. Sono presenti agenti segreti e anche i piccoli gruppi che si formano per strada vengono dispersi.
“Una volta che ti arrestano, può succederti il peggio” mi dice il mio interlocutore. E il fatto è che non rimane traccia di te. Alla famiglia non viene data la tua localizzazione e non spiegano neanche il motivo dell’arresto. I prigionieri vengono isolati e “non sappiamo che ne è stato di loro”
Équipe Média, l’agenzia di informazione saharawi perseguitata dal Marocco, parla di 25 arresti a El Aayun. A Bojador, quattro cittadini prigionieri sono stati ritrovati a El Aayun solo il giorno seguente. Sempre a El Aayun, Saíd Hadad, un saharawi con bisogni speciali che ha partecipato a una manifestazione pacifica, è stato tenuto agli arresti per un giorno intero e frustato in tutto il corpo.

El Aayun


CODAPSO, organizzazione che si occupa di difesa dei diritti umani, conferma la detenzione dei giovani Ahmed Elgargar e Mohamed Abidha. Il primo è un ragazzo semplice e tranquillo. Per tre giorni è rimasto in commissariato perdendo conoscenza di continuo. Quando sua madre è riuscita a incontrarlo, ha potuto vedere i chiari segni della tortura: il figlio chiedeva aiuto senza capire ciò che stava realmente accadendo. Questi due arresti provocarono diverse manifestazioni che, tuttora, non danno segni di cessare. Nonostante il rischio e l’enorme pressione della polizia, i ragazzi di El Aayun escono per strada tutte le sere, cantano il loro giubilo pensando alla liberazione e proclamando il loro appoggio al Polisario. Oltre a reprimere le manifestazioni, la polizia in borghese si infiltra tra i manifestanti per filmarli. Domani questi ragazzi verranno arrestati.
Secondo informazioni di Équipe Média, anche a Dakhla ci sono state proteste nei quarueri di Ksaikisat e Oum Tounsi. In quello di Oum Tounsi, i cui abitanti sono saharawi furono obbligati ad abbandonare il loro villaggio, Bir Anzaran, a 150 km a est di Dakhla, le donne sono uscite in massa, gridando contro l’occupazione e appoggiando l’esercito. “Vogliamo tornare nel nostro paese, vivere lì liberi e senza preoccupazioni, sotto la bandiera della Repubblica Saharawi. Vogliamo scegliere la nostra forma di vita senza paura”, dice una delle partecipanti al corteo.
Anche a Bojador e a Smara si manifesta, e incluso a Tan Tan, città sottratta alla Spagna dal Marocco ma di origine saharawi.
Un’altra agenzia di notizie saharawi, Nushatta Foundation, sempre clandestina, afferma che si sono perquisite alcune case per cercare i giornalisti Mohmaed Haddi e Cherif Bakhil, a El Aayun.
CODESA, collettivo che si occupa di diritti umani del Sahara Occidentale, annuncia la creazione di un “Comitato per la protezione dei civili saharawi” che ha come obiettivo quello di documentare tutti i crimini contro l’umanità avvenuti a seguito della ripresa della guerra. Il comitato documenterà l’impatto diretta del conflitto sui civili e incoraggia i saharawi a denunciare tutte le violazioni. Inoltre, dichiara la sua totale disposizione a collaborare con il Comitato Internazionale della Croce Rossa e altre organizzazioni internazionali rilevanti.


ISACOM -Istanza Saharawi contro l’occupazione marocchina- denuncia i blitz avvenuti nelle case private e la detenzione di tre minori a Bujador. Nasrallah Baya, Yahya Mohamed Taleb e Bujari Lamaidy, e un altro giovane di nome Brahim Babeit, sono stati portati davanti al pm e sono stati liberati subito dopo. Gli attivisti Ali Saadouni e Nurdin Al Argubi, sequestrati di nuovo a El Aayun dai tristemente famosi torturatori Ali Al Buifri e Uld Touhima, sono stati bastonati e torturati prima di essere ritrovati 100 km a nord-est, nella città di Hagunía. Si denuncia anche il sequestro di cento civili, molti dei quali risultano tuttora scomparsi.
Hayat Daiya, bambina di 12 anni, si è disegnata innocentemente la bandiera saharawi sulla sua maglietta bianca. Un funzionario della sua scuola le ha scattato delle fotografie -pubblicate dalla stampa marocchina- e ha subito chiamato la polizia che l’ha portata via e l’ha percossa. ISACOM si è recato in casa della bambina per raccogliere la testimonianza. Usciti dalla casa di Hayat, la polizia ha promesso alla famiglia che si vendicherà sulla loro figlia se riceveranno altre visite di difensori dei diritti umani.
La polizia ha impedito a Aminatou Haidar, presidentessa di ISACOM, di viaggiare da El Aayun a Gran Canaria. Aminatou ha denunciato il fatto e ha riferito dei sequestri degli attivisti e dei viveri come rappresaglia contro la popolazione civile in tempi di guerra.
ISACOM ha avuto problemi sin dalla sua recente nascita. I suoi membri erano costretti a rimanere a casa affinché non potessero riunirsi e adesso dicono di essere vigilati da automobili con targhe speciali. Forse è un preambolo di futuri eventuali sequestri che, in realtà, stanno già avvenendo. Per adesso denunciano la situazione dicendo che si tratta di una vendetta.
Chiedono protezione alla Croce Rossa Internazionale ed esigono anche che intervenga urgentemente per far sì che il Marocco rispetti la Quarta Convenzione di Ginevra sulla protezione dei civili in tempo di guerra. Inoltre, ricordano che questo organismo ha ignorato le proprie responsabilità sostenendo che non c’era guerra nel territorio. Infine, lanciano un appello urgente affinché le Nazioni Unite e tutte le organizzazioni di diritti umani intensifichino la loro pressione sul Marocco, affinché si possa sapere la verità sopra questi sequestri e gli autori siano portati davanti alla giustizia.
Le Nazioni Unite sono considerate responsabili della persistenza del Marocco nelle sue violazioni, del silenzio e delle false promesse che per decenni sono state protagoniste, come risultato della sua sottomissione alle pressioni marocchine.

In tempo di guerra, vendetta contro i civili

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