share

“Perché tante emozioni concentrate su una linea tracciata sul deserto?”

Il secondo paragrafo di un articolo pubblicato sul Domani ieri e firmato da Riccardo Orizio inzia con questo interrogativo. Il tema trattato è il conflitto tra il Marocco e i saharawi, il popolo in esilio in Algeria da 46 anni la cui terra di diritto, il Sahara Occidentale, è stata militarmente e illegalmente occupata dal Marocco nel 1975.

Ecco, il signor Orizio, giornalista che dal 2003 “vive in Africa dove da imprenditore si occupa del turismo responsabile che aiuta le comunità masai e samburu” (come si legge nella sua biografia sul sito del Domani), probabilmente non riesce a intuire quali possano essere tali emozioni “concentrate su una linea tracciata sul deserto” perché, come si evince dal suo stesso articolo, non ha la benché minima conoscenza riguardo l’argomento di cui sta trattando. Cosa alquanto bizzarra per un giornalista professionista esperto di politica estera come lui. Nel suo pezzo ci sono numerose omissioni, per non parlare di errori e di interpretazioni storiche ambigue. Orizio, per esempio, afferma che il Marocco ha il potere di nominare una missione ONU, ma da quando? Addirittura, tocca apici di revisionismo virtuosi quando dice che il Sultanato marocchino ha posseduto mezza Africa prima del colonialismo. Su che libri ha studiato?L’autore, peraltro, non accenna al parere della Corte di Giustizia del 1975 sul diritto del popolo saharawi all’autodeterminazione e sulla violazione del diritto internazionale da parte del Marocco. Appare sconcertante che una testata ammirevole come Domani pubblichi un articolo del genere senza, prima, accertarsi sulle fonti usate dall’autore. Diventa, quindi, urgente per chiunque sia amante della giustizia sociale e della verità, lottare e difendere i saharawi e il loro diritto all’autodeterminazione.

Per capire quali siano le emozioni coinvolte, sulle quali si interroga Orizio, basterebbe allenare il proprio spirito di solidarietà e cercare di capire la frustrazione derivata dal perenne stato di oppressione vissuto dai saharawi che, da quasi mezzo secolo, vivono in una terra non loro, contando solo sugli aiuti umanitari per sopravvivere.

Riporto qui in basso la lettera aperta al direttore della rivista Domani, redatta da Fabio Marcelli, presidente del Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia- Gruppo d’intervento giuridico internazionale, dirigente di ricerca e direttore facente funzione dell’Istituto di studi giuridici internazionali del CNR.

“Ho letto con interesse l’articolo di Riccardo Orizio su “Domani” dedicato al Sahara Occidentale. Colpisce, in un reportage denso di informazioni, la completa assenza ad alcuni dati essenziali del problema. In primo luogo va detto che non si fa menzione del popolo saharaoui che costituisce dal punto di vista storico come da quello giuridico il principale protagonista della vicenda. Questa omissione va del resto di pari passo con quella del quadro giuridico della situazione, a partire dalla fondamentale Opinione Consultiva resa nel 1975 dalla Corte internazionale di giustizia, principale organo giudiziario delle Nazioni Unite, che Orizio forse ignora o, pur avendone sentito parlare, ritiene irrilevante. Si è trattato invece di un momento fondamentale di riaffermazione, nei confronti del popolo saharaoui, del diritto di autodeterminazione che costituisce uno dei capisaldi del diritto internazionale, materia che occorre insegnare a chiunque ambisca intervenire su questioni di interesse internazionale. È proprio da tale Opinione del resto, come pure da un insieme articolato e coerente di prese di posizione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite che ha preso avvio il difficoltoso itinerario procedurale indirizzato alla soluzione pacifica del problema mediante referendum. Orizio vi accenna, ma non spiega che ammettere i coloni marocchini al voto significherebbe avallare un’occupazione militare illegittima in netto contrasto coi più elementari principi del diritto internazionale umanitario sanciti dalle Convenzioni di Ginevra del 1949. Per finire, stupisce altresì il fatto che alle cospicue risorse del territorio di cui si parla Orizio dedichi solo un cenno fugace menzionando solo i fosfati, peraltro importantissimi, senza prendere in considerazione, per dirne una, le risorse ittiche, il diritto alla cui cattura costituisce da tempo oggetto di una disputa davanti alla Corte europea di giustizia che a più riprese ha negato il diritto del Marocco a disporne. In conclusione, pur apprezzando lo sforzo, quella dell’articolo di Orizio pare un’occasione perduta per capire a fondo le implicazioni politiche, economiche e giuridiche della questione del Sahara Occidentale, cui va data una risposta in conformità a principi e regole del diritto internazionale, unica alternativa al conflitto bellico”

Fabio Marcelli, presidente del Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia- Gruppo d’intervento giuridico internazionale, dirigente di ricerca e direttore facente funzione dell’Istituto di studi giuridici internazionali del CNR

Emozioni

Post navigation


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *